John Gresham Machen
John Gresham Machen (1881-1937)

J. Gresham Machen

 

Il moderno liberalismo, è stato fin qui osservato, ha perso di vista i due maggiori presupposti del messaggio Cristiano: il Dio vivente, e la realtà del peccato. La dottrina liberale di Dio e la dottrina liberale dell’uomo sono entrambe diametralmente opposte alla concezione Cristiana. Ma la divergenza concerne non solo i presupposti del messaggio, ma anche il messaggio stesso.

Il messaggio Cristiano ci è giunto attraverso la Bibbia. Che cosa pensiamo di questo Libro nel quale è contenuto il messaggio?

Secondo la concezione Cristiana, la Bibbia contiene un resoconto della rivelazione da Dio all’uomo che non è reperibile altrove. È vero che la Bibbia contiene anche una conferma e un meraviglioso arricchimento delle rivelazioni che ci sono date mediante le cose che Dio ha creato e mediante la coscienza dell’uomo. “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento dichiara l’opera delle sue mani.” queste parole confermano la rivelazione di Dio nella natura; “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”: queste parole sono la conferma di quanto ci è attestato dalla coscienza. Ma in aggiunta a queste riaffermazioni di ciò che potrebbe essere ragionevolmente appreso altrove – in realtà, a causa della cecità dell’uomo, anche questo poco viene appreso altrove in modo relativamente oscuro – la Bibbia contiene anche il resoconto di una rivelazione che è assolutamente nuova. Questa nuova rivelazione riguarda il modo in cui l’uomo peccatore può giungere alla comunione con il Dio vivente.

La via fu aperta, secondo la Bibbia, da un atto di Dio, quando circa mille e novecento anni fa, fuori dalle mura di Gerusalemme, il Figlio eterno fu offerto in sacrificio per i peccati degli uomini. A quell’unico grande evento guarda l’intero Antico Testamento, e in quell’unico evento l’intero Nuovo Testamento trova il proprio centro e sostanza. La salvezza dunque, secondo la Bibbia, non è qualcosa che può essere scoperta, ma qualcosa che è accaduta. Di conseguenza appare evidente l’unicità della Bibbia. Tutte le idee del Cristianesimo potrebbero essere rinvenute anche in altre religioni, e tuttavia in quelle altre religioni non vi sarebbe alcun Cristianesimo. Perché il Cristianesimo dipende non da un sistema d’idee, ma dalla narrazione di un evento. Senza quell’evento, il mondo, nella concezione Cristiana, è completamente oscuro, e l’umanità è perduta sotto la colpa del peccato. Non può esistere alcuna salvezza per mezzo della scoperta della verità eterna, perché la verità eterna non porta altro che disperazione, a causa del peccato. Ma un nuovo volto è stato dato alla vita da quell’azione benedetta che Dio compì quando offrì il Suo unigenito Figlio.

Talvolta viene sollevata un’obiezione contro questa concezione del contenuto della Bibbia. Dobbiamo, si dice, dipendere da una cosa avvenuta così tanto tempo fa? La salvezza dipende dallo studio di un resoconto stantìo? Il dotto studioso di storia Palestinese è forse il nuovo sacerdote senza il cui grazioso intervento nessuno può vedere Dio? Non possiamo, invece, trovare una salvezza che non dipenda dalla storia, una salvezza che dipenda solo da ciò che è con noi qui e adesso?

L’obiezione non è priva di peso. Ma ignora una delle prove principali della verità del resoconto biblico. La prova si trova nell’esperienza Cristiana. La salvezza dipende certamente da qualcosa che accadde molto tempo fa, ma quell’evento del passato ha effetti che continuano fino ad oggi. Ci viene detto nel Nuovo Testamento che Gesù offrì Sé stesso come sacrificio per i peccati di coloro che avrebbero creduto in Lui. Questo è il resoconto di un evento passato. Ma noi possiamo esaminarlo oggi, ed esaminandolo scopriamo che è vero. Ci viene detto nel Nuovo Testamento che in una certa mattina di molto tempo fa, Gesù risorse dai morti. Anche questo è il resoconto di un evento passato. Ma di nuovo possiamo sperimentarlo, ed sperimentandolo possiamo scoprire che Gesù è veramente un Salvatore vivente oggi.

Ma a questo punto ci attende un errore fatale. Si tratta di uno degli errori fondamentali del moderno liberalismo. L’esperienza cristiana, abbiamo appena detto, è utile a confermare il messaggio evangelico. Ma poiché è necessaria, molti sono saltati alla conclusione che essa sia tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Avendo un’esperienza presente di Cristo nel cuore, dicono, non possiamo sostenere quell’esperienza indipendentemente da ciò che la storia possa raccontarci riguardo agli eventi di quella prima mattina di Pasqua? Non possiamo renderci completamente autonomi dai risultati del criticismo Biblico? Indipendentemente da quale genere d’uomo la storia ci dice che Gesù di Nazareth fosse veramente, indipendentemente da ciò che la storia può dire riguardo al vero significato della Sua morte o riguardo alla storia della Sua supposta risurrezione, non possiamo continuare a sperimentare la presenza di Cristo nella nostra anima?

Il problema è che questo tipo di esperienza non è l’esperienza Cristiana. Potrà essere esperienza religiosa, ma non è certamente esperienza Cristiana. Perché l’esperienza Cristiana dipende in modo assoluto da un evento. Il Cristiano dice a sé stesso: “Ho meditato sul problema di divenire giusto davanti a Dio, ho tentato di produrre una rettitudine che potesse sostenere il Suo sguardo; ma quando ho udito il messaggio dell’evangelo ho appreso che ciò che mi ero inefficacemente sforzato di realizzare è stato realizzato dal Signore Gesù Cristo quando morì per me sulla Croce e completò la Sua opera di redenzione con la gloriosa risurrezione. Se questa cosa non è stata già compiuta, se io ho semplicemente un’idea del suo compimento, allora io sono di tutti gli uomini il più miserabile, perché sono ancora nei miei peccati. La mia vita Cristiana, quindi, dipende completamente dalla verità del resoconto del Nuovo Testamento”.

L’esperienza Cristiana è usata correttamente quando conferma l’evidenza documentaria. Ma non può mai sostituirsi all’evidenza documentaria. Noi sappiamo che la storia del vangelo è vera in parte a motivo dell’antichità dei documenti nei quali appare, l’evidenza della loro autenticità, l’evidenza interna della loro verità, l’impossibilità di spiegarli sulla base di un inganno o di un mito. Questa evidenza è confermata in modo glorioso dall’esperienza, la quale aggiunge all’evidenza documentaria quella meravigliosa vivacità e immediatezza di convinzione che ci libera dalla paura. L’esperienza Cristiana è usata correttamente quando aiuta a convincerci che gli eventi narrati nel Nuovo Testamento avvennero realmente; ma non può mai permetterci di essere Cristiani indipendentemente dal fatto che tali eventi accaddero o meno. È un fiore grazioso, e dovrebbe essere stimato come un dono di Dio. Ma recidetelo dalla sua radice nel Libro benedetto, e presto avvizzirà e morirà.

Quindi, la rivelazione di cui è contenuto un resoconto nella Bibbia include non solo una conferma di verità eterne – essa stessa necessaria perché le verità sono state oscurate dagli effetti ottenebranti del peccato – ma anche una rivelazione che espone il significato di un atto di Dio.

Il contenuto della Bibbia, quindi, è unico. Ma anche un altro fatto concernente la Bibbia è importante. La Bibbia potrebbe contenere un resoconto della vera rivelazione da Dio, ma il resoconto potrebbe essere pieno d’errori. Prima che si possa affermare la piena autorità della Bibbia, dunque, è necessario aggiungere alla dottrina Cristiana della rivelazione la dottrina Cristiana dell’ispirazione. Quest’ultima dottrina indica che la Bibbia non è solo un resoconto di cose importanti, ma che il resoconto stesso è vero, in quanto gli autori furono preservati dall’errore nonostante conservassero i propri modi abituali di pensiero e d’espressione, tanto che il Libro che ne risultò è “l’infallibile regola di fede e pratica”.

Questa dottrina della “ispirazione plenaria” è stata insistentemente mal rappresentata. I suoi oppositori ne parlano come se implicasse una teoria meccanica dell’attività dello Spirito Santo. Lo Spirito, dicono, viene rappresentato in questa dottrina come se dettasse agli autori biblici, i quali sono poco più che stenografi. Ma ovviamente tutte queste caricature sono nei fatti prive di fondamento, ed è alquanto sorprendente che persone intelligenti possano essere così ottenebrate dal pregiudizio su questa materia da non esaminare neppure da sé i trattati perfettamente accessibili nei quali è esposta la dottrina dell’ispirazione plenaria. È considerata generalmente una buona pratica esaminare da sé una cosa prima di unirsi al coro che la ridicolizza. Ma in connessione con la Bibbia, tali moderazioni sono per qualche motivo considerate fuori luogo. È ben più facile accontentarsi di aggettivi derogatori come “meccanico”, o simili. Perché impegnarsi in una critica seria quando le persone preferiscono ridicolizzare? Perché attaccare un vero avversario quando è più facile abbattere un fantoccio di paglia?

In realtà, la dottrina dell’ispirazione plenaria non nega l’individualità degli scrittori Biblici; non ignora che essi abbiano usato mezzi ordinari per acquisire informazioni; non implica alcuna mancanza d’interesse per le situazioni storiche che diedero origine ai libri Biblici. Ciò che essa nega è la presenza di errori nella Bibbia. Presuppone che lo Spirito Santo abbia formato le menti degli autori biblici in modo tale che essi furono preservati dal cadere in quegli errori che compromettono tutti gli altri libri. La Bibbia potrebbe contenere un resoconto di una genuina rivelazione di Dio, e tuttavia non contenere un resoconto vero. Ma secondo la dottrina dell’ispirazione, il resoconto è nei fatti un resoconto vero; la Bibbia è “un’infallibile regola di fede e pratica”.

Certamente questa è un’affermazione stupenda, e non sorprende che sia stata attaccata. Ma il problema è che non sempre l’attacco è onesto. Se il predicatore liberale obiettasse alla dottrina dell’ispirazione sulla base del fatto che vi sono errori nella Bibbia, potrebbe avere ragione o torto, ma in ogni caso la discussione sarebbe condotta sul terreno appropriato. Ma troppo spesso il predicatore desidera evitare la delicata questione degli errori nella Bibbia –  una questione che potrebbe offendere i bassi ranghi – e preferisce argomentare contro le teorie “meccaniche” dell’ispirazione, la teoria della “dettatura”, “l’uso superstizioso della Bibbia come un talismano”, o simili. All’uomo semplice tutto questo sembra molto innocuo. Il predicatore liberale non dice forse che la Bibbia è “divina” – anzi, che è tanto più divina quanto più umana? Cosa potrebbe essere più edificante di questo? Ma ovviamente tali apparenze ingannano. Una Bibbia che sia piena d’errori è certamente divina nel moderno senso panteizzante di “divino”, secondo il quale Dio è solo un altro nome per indicare il corso del mondo con tutte le sue imperfezioni e tutti i suoi peccati. Ma il Dio a cui rende il culto il Cristiano è un Dio di verità.

Bisogna ammettere che esistono molti Cristiani che non accettano la dottrina dell’ispirazione plenaria. Questa dottrina è rinnegata non solo dagli oppositori liberali del Cristianesimo, ma anche da molti veri uomini Cristiani. Ci sono molti uomini Cristiani nella Chiesa moderna che non trovano nell’origine del Cristianesimo un semplice prodotto dell’evoluzione, ma una vera manifestazione della potenza creatrice di Dio; che non dipendono per la loro salvezza dai propri sforzi di condurre una vita come Cristo, ma dal sangue rendentivo di Cristo; ci sono molti uomini nella Chiesa moderna che accettano il messaggio centrale della Bibbia e nondimeno credono che il messaggio ci sia giunto semplicemente per l’autorità di testimoni affidabili, non coadiuvati nella loro opera letteraria da alcuna guida soprannaturale dello Spirito di Dio. Ci sono molti che credono che la Bibbia abbia ragione sul punto centrale, nel suo resoconto dell’opera di redenzione di Cristo, e tuttavia credono che essa contenga molti errori. Queste persone non sono veramente liberali, ma Cristiani, perché hanno accolto come vero il messaggio da cui dipende il Cristianesimo. Una grande distanza li separa da coloro che rigettano l’atto soprannaturale di Dio con il quale il Cristianesimo rimane saldo o crolla.

È un’altra questione, tuttavia, se la concezione intermedia della Bibbia che è affermata in tal modo sia sostenibile logicamente, perché il problema è che sembra che nostro Signore avesse un concetto elevato della Bibbia che qui viene invece respinto. Certamente è un’altra questione – e una questione a cui il presente autore risponderebbe enfaticamente in negativo – se l’agitazione riguardo alla Bibbia che fa sorgere tali concessioni sia in alcun modo giustificata dai fatti. Se il Cristiano utilizza pienamente i suoi privilegi Cristiani, trova la cattedra dell’autorità in tutta la Bibbia, che considererà non semplice parola d’uomo, ma la vera Parola di Dio.

Ben differente è la concezione del moderno liberalismo. Il moderno liberale rigetta non solo la dottrina dell’ispirazione plenaria, ma anche quel rispetto per la Bibbia che sarebbe appropriato per un qualunque libro ordinariamente affidabile. Ma cosa viene sostituito alla concezione Cristiana della Bibbia? Qual è la concezione liberale della cattedra dell’autorità nelle questioni religiose?

A volte si ha l’impressione che il moderno liberale sostituisca all’autorità della Bibbia l’autorità di Cristo. Non può accettare, dice, cose che giudica come insegnamenti morali perversi dell’Antico Testamento o gli argomenti sofisticati di Paolo. Ma giudica sé stesso come un vero Cristiano, perché, rigettando il resto della Bibbia, si affida solo a Gesù.

Questa impressione, tuttavia, è completamente falsa. Il moderno liberale non sostiene veramente l’autorità di Gesù. Anche se lo facesse, in realtà, continuerebbe a depauperare immensamente la propria conoscenza di Dio e della via di salvezza. Le parole di Gesù, pronunciate durante il Suo ministero terreno, difficilmente potevano contenere tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere su Dio e sulla via di salvezza; perché il significato dell’opera redentiva di Gesù difficilmente avrebbe potuto essere manifestato appieno prima che tale opera fosse compiuta. Poteva essere manifestata effettivamente mediante la profezia, e in realtà fu esposta così da Gesù nei giorni della Sua carne. Ma la spiegazione completa poteva essere fornita naturalmente solo dopo che l’opera fosse compiuta. E questo fu effettivamente il metodo divino. È contrario non solo allo Spirito di Dio, ma anche a Gesù stesso, giudicare l’insegnamento dello Spirito Santo fornito attraverso gli apostoli come inferiore in autorità all’insegnamento di Gesù.

Nondimeno, in realtà il moderno liberale non si attiene neppure all’autorità di Gesù. Certamente non accetta le parole di Gesù per come sono annotate nei Vangeli. Perché fra le parole scritte di Gesù si trovano proprio quelle cose che più sono aborrite dalla moderna Chiesa liberale, e nelle Sue parole scritte Gesù fa anche riferimento in avanti alla più ampia rivelazione che sarebbe stata data in seguito mediante i Suoi apostoli. Evidentemente, quindi, quelle parole di Gesù che possono essere considerate autorevoli dal liberalismo moderno devono prima essere selezionate dall’insieme delle parole annotate attraverso un processo critico. Il processo critico è certamente molto difficile, e sorge spesso il sospetto che il critico conservi come parole genuine del Gesù storico solo quelle parole che si conformano alle sue idee preconcette. Ma anche dopo che il processo di analisi sia stato completato, lo studioso liberale non è ancora capace di accettare come autorevoli tutti i discorsi di Gesù; alla fine, deve ammettere che anche il Gesù “storico”, ricostruito dai moderni storici, disse alcune cose non vere.

Generalmente tutto questo viene ammesso. Ma, sostengono, sebbene non tutto ciò che Gesù disse sia vero, si deve ancora considerare come regolativo per la Chiesa il Suo “proposito di vita” centrale. Ma quale dunque fu il proposito di vita di Gesù? Secondo il più breve, e se dobbiamo accettare il moderno criticismo, il più antico dei Vangeli, il Figlio dell’Uomo non venne per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come riscatto per molti (Mc. 10.45). Qui la morte vicaria è posta come il “proposito di vita” di Gesù. Un simile frase deve ovviamente essere accantonata dalla moderna Chiesa liberale. La verità è che il proposito di vita di Gesù scoperto dal moderno liberalismo non è il proposito di vita del vero Gesù, ma rappresenta semplicemente quegli elementi nell’insegnamento di Gesù – isolati e male interpretati – che si conciliano con il programma moderno. Non è Gesù, quindi, ad essere la vera autorità, ma il principio moderno con il quale è stata realizzata la selezione tra gli insegnamenti registrati di Gesù. Sono accettati alcuni isolati principi etici del Sermone del Monte, non perché sono insegnamenti di Gesù, ma perché si armonizzano con le idee moderne.

Non è affatto vero, dunque, che il moderno liberalismo è fondato sull’autorità di Gesù. È obbligato a respingere molti elementi che sono assolutamente essenziali nell’esempio e insegnamento di Gesù – primo fra tutti la sua consapevolezza di essere il Messia celeste. La vera autorità, per il liberalismo, può essere solo la “coscienza Cristiana” o “l’esperienza Cristiana”. Come possono essere sanciti i conseguimenti della coscienza Cristiana? Certamente non con un voto di maggioranza della Chiesa organizzata. Un tale metodo annullerebbe tutta la libertà di coscienza. La sola autorità possibile, quindi, è l’esperienza individuale; la verità può essere solo quella che “aiuta” il singolo individuo. Una tale autorità ovviamente non è affatto un’autorità, perché l’esperienza individuale è infinitamente differenziata, e una volta che si giudica come verità solo quella che funziona in un tempo specifico, essa non è più verità. Il risultato è un drammatico scetticismo.

L’uomo Cristiano, d’altra parte, trova nella Bibbia la Parola stessa di Dio. Non si dica che la dipendenza da un libro è una cosa morta e artificiale. La Riforma del sedicesimo secolo si fondò sull’autorità della Bibbia, eppure infiammò il mondo. La dipendenza dalla parola dell’uomo sarebbe schiavitù, ma la dipendenza dalla Parola di Dio è vita. Oscuro e desolato sarebbe il mondo se fossimo lasciati alle nostre teorie e non avessimo la sacra Parola di Dio. La Bibbia per il Cristiano non è una legge opprimente, ma la vera Magna Charta della libertà Cristiana.

Non sorprende, dunque, che il liberalismo sia totalmente differente dal Cristianesimo, perché il fondamento è differente. Il Cristianesimo è fondato sopra la Bibbia. Esso poggia sulla Bibbia sia il proprio pensiero che la propria vita. Il Liberalismo, d’altra parte, è fondato sulle mutevoli emozioni degli uomini peccatori.

 


 

Tratto da John Gresham Machen, Cristianesimo e Liberalismo, cap. IV, 1923

 

John Gresham Machen (1881-1937), fu uno studioso ed apologeta Presbiteriano Americano. Nato a Baltimora, ricevette la sua istruzione al John Hopkins, Università e Seminario Teologico di Princeton, Marburg e Gottingen. Fu ordinato nel 1914. Insegnò NT al Seminario di Princeton dal 1906 al 1929. Difensore della posizione Riformata classica, fu influenzato dal suo insegnante B. B. Warfield. Quando Warfield morì nel 1921, la guida della “Teologia di Princeton” cadde su Machen. Diede le dimissioni nel 1929 a causa del riallineamento Liberale del seminario. Machen fu il fondatore principale del Seminario Teologico Westminster (1929) e di quella che adesso è la Orthodox Presbyterian Church (1936). Servì come presidente e professore di NT al Seminario Teologico di Westminster a Philadelphia, PA dal 1929 al 1937.

Nel 1935 fu processato e giudicato colpevole di insubordinazione da un presbiterio convenuto a Trenton, New Jersey, con accuse portate dall’assemblea generale della Presbyterian Church in the USA. Fu condannato per attività collegate ad un missione indipendente. Gli fu vietato di difendersi e fu sospeso dal ministero PCUSA. Machen è considerato da amici e nemici uno dei principali apologeti dell’era modernista-fondamentalista. Fra le sue pubblicazioni più significative ci sono The Origin of Paul’s Religion (1927); Christianity and Liberalism (1923); New Testament for Beginners (1923); The Virgin Birth of Christ (1930) e What is Faith? (1925).

2 pensieri su “Cristianesimo e Liberalismo – La Bibbia

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Un articolo davvero magistrale.
    Ne riporto qui la conclusione:

    “L’uomo Cristiano, d’altra parte, trova nella Bibbia la Parola stessa di Dio. Non si dica che la dipendenza da un libro è una cosa morta e artificiale. La Riforma del sedicesimo secolo si fondò sull’autorità della Bibbia, eppure infiammò il mondo. La dipendenza dalla parola dell’uomo sarebbe schiavitù, ma la dipendenza dalla Parola di Dio è vita. Oscuro e desolato sarebbe il mondo se fossimo lasciati alle nostre teorie e non avessimo la sacra Parola di Dio. La Bibbia per il Cristiano non è una legge opprimente, ma la vera Magna Charta della libertà Cristiana.

    Non sorprende, dunque, che il liberalismo sia totalmente differente dal Cristianesimo, perché il fondamento è differente. Il Cristianesimo è fondato sopra la Bibbia. Esso poggia sulla Bibbia sia il proprio pensiero che la propria vita. Il Liberalismo, d’altra parte, è fondato sulle mutevoli emozioni degli uomini peccatori.”

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