augustus_topladyAugustus Toplady (1740-1778)

 

A lungo è stato per me un fatto accertato che le Scritture fanno un’ampia distinzione tra la fede, la sicurezza della fede e la piena sicurezza della fede.
1. La fede è la mano con la quale noi abbracciamo o tocchiamo, o raggiungiamo, le vesti della rettitudine di Cristo, per la nostra giustificazione. Una tale anima è indubbiamente salva.
2. La sicurezza io la considero come l’anello che Dio pone al dito della fede. Una tale anima non è solo salva, ma anche confortata e felice.
Nondimeno, come un dito può esistere senza portare un anello, così la fede può essere reale senza l’aggiunta del dono della sicurezza. Dobbiamo ammettere questo, oppure giudicare Mr. Hervey [1] (fra una moltitudine di altri) come un non credente. Nessun uomo, forse, contese con tanta sincerità per la dottrina della sicurezza come lui, e tuttavia troviamo che egli dichiara esplicitamente: “Ciò che ho scritto, riguardo alla salda fede nelle preziosissime promesse di Dio, e all’umile convinzione che noi siamo l’oggetto del suo amore, è ciò che io desidero sentire, piuttosto ciò che sperimento nella realtà.” La verità è, come la esprime un altro buon uomo, “Una mano debole può legare un nodo matrimoniale; e una debole fede può fare coraggiosamente fare assegnamento sulla forza di Cristo.
Inoltre, la sicurezza, dopo essere stata concessa all’anima, può essere perduta. Pietro senza dubbio perse la sua sicurezza, e peccò, quando rinnegò Cristo. Tuttavia, egli non perse il principio della fede, perché Cristo in precedenza aveva pregato, riguardo a lui, che la sua fede potesse non fallire, e Cristo non poteva pregare invano. Una moglie può perdere il suo anello nuziale, ma questo non dissolve la sua relazione matrimoniale. Ella continua ad essere una moglie legittima, e tuttavia non ha pace finché non ritrova il suo anello.
3. La piena sicurezza io la considero come il brillante, o il gruppo di brillanti che adornano l’anello, e lo rendono incomparabilmente più bello e prezioso. Dove il diamante della piena sicurezza è così incastonato nell’oro della fede, diffonde i suoi raggi d’amore, gioia, pace e santità, con un lustro che non lascia spazio al dubbio o all’oscurità. Finché rimangono queste elevate e limpide consolazioni, la felicità del credente è inferiore solo a quella degli angeli, o dei santi resi perfetti in cielo.
4. Considerato questo, comprendo che l’essenza stessa della sicurezza si trova nella comunione con Dio. Finché sentiamo la dolcezza della sua presenza interiore, non possiamo dubitare della nostra partecipazione alle sue premurose grazie. Fin quando il Signore ci parla confortando il nostro cuore, i nostri sentimenti sono vivi, la nostra vista è distinta e il nostro volto splende. È quando scendiamo dal monte, e ci mescoliamo nuovamente al mondo, che siamo in pericolo di perdere quel prezioso senso del suo amore, che è la forza dei santi militanti e la gioia delle anime trionfanti.
Ma i credenti esitanti non dimentichino che la fede, in senso stretto, non consiste né più né meno che nel ricevere Cristo, per noi stessi in particolare, come nostra sola propiziazione, giustizia e Salvatore: Gv. i. 12: Hai ricevuto Cristo? Tu sei un credente, per quanto riguarda la sicurezza. E merita una nota speciale che nostro Signore chiama la fede del centurione “una grande fede”; sebbene essa non si sia levata oltre il fargli dire “Di’ solamente una parola, e il mio servitore sarà salvato.” Mat. viii. 8-10.
L’episodio simile della donna Cananea è pertinente a questo punto. Il suo grido fu, “Abbi pietà di me, o Signore, figliuol di Davide!” E, poco dopo, “Signore, aiutami.” Gesù dapprima apparentemente la respinse, ma ella continuò ad importunarlo, e le chiese solo il privilegio di un cane, ovvero, di mangiare le briciole che cadono dalla tavola del padrone. Quali furono la risposta e l’osservazione del nostro Salvatore? Una risposta e un’osservazione che dovrebbe indurre ogni peccatore disperato a prendere la sua arpa dai salici: “O donna, grande è la tua fede.” Mat. xv. 22-28.
5. Le grazie che lo Spirito benedetto infonde nel nostro cuore (e la grazia della fede fra le altre) somigliano ad una meridiana, la quale è di poca utilità se il sole non la illumina. Lo Spirito Santo deve splendere sulle grazie che ha dato, o esse ci lasceranno in difetto (per ciò che riguarda il conforto spirituale), e saranno incapaci di dirci dove ci troviamo. Possa Egli, giorno dopo giorno, levarsi sopra la nostra anima con il risanamento nei suoi raggi! Allora noi saremo colmi di ogni gioia e pace nella fede, e abbonderemo nella speranza, per la forza dello Spirito Santo, Rom. xv. 13.
6. Vi sono alcuni deboli nella fede che cadono nell’appellativo di canne rotte e lucignoli fumanti? Fate loro sapere che Dio si prenderà cura di loro. I primi non saranno rotti, i secondi non saranno spenti. Benedite Iddio per ogni grado di fede, anche se essa fosse il più piccolo di tutti i semi, presto o tardi esso crescerà fino a divenire un albero grande e fruttifero. Tuttavia, non fermatevi qui, ma, come consiglia l’apostolo, desiderate ardentemente i doni migliori; e il dono della sicurezza, anzi, della piena sicurezza fra tutti. Più siete forti nella fede, maggiore sarà la gloria che renderete a Dio, sia con le parole che con la vita. Signore, accresci la nostra fede! Amen.

 

NOTE

  1. Rev. James Hervey (1714-1758), pastore ed autore Inglese Anglicano. Per un periodo fu attratto dal Metodismo di Oxford a John Wesley, ma infine abbracciò completamente il credo calvinista e rimase nella Chiesa d’Inghilterra.

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Augustus Toplady (1740-1778) fu un pastore e scrittore di inni anglicano. Educato al Trinity College di Dublino, Toplady divenne un convinto Calvinista dopo aver letto il sermone di Thomas Manton su Giovanni 17 e La Confessione della Religione Cristiana di Girolamo Zanchi, opera che nel 1760 tradusse in Inglese. Continuò la sua istruzione a Westminster, sotto di influenti ministri calvinisti come George Whitfield, John Gill e William Romaine.

La sua pubblicazione dell’opera di Zanchi inasprì la controversia con John Wesley, sostenitore dell’Arminianesimo. Tra gli altri, fu autore dell’inno “Rock of Ages”.

Tratto da Augustus Toplady, Complete Works, 1794
Traduzione di Andrea Suraci

SDG

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