Jon D. Payne

Estratto da Nello Splendore della Santità, BE Edizioni Firenze.

Quando i cristiani si riuniscono per adorare Dio nel giorno del Signore sono resi partecipi all’attività più significativa, rilevante e bella che sia possibile! L’adorazione non è solo la vocazione principale della chiesa, ma è anche l’attività fondamentale dei cherubini e dei serafini, i fiammeggianti servi di Dio che volteggiano attorno al trono celeste, esprimendo incessantemente lode e devozione. Il profeta Isaia ci ha lasciato una descrizione concisa di tale adorazione, quando racconta:

Vidi il Signore seduto su di un alto trono, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. L’uno gridava all’altro e diceva: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!”(Isaia 6:1-3).

Inoltre, l’apostolo Giovanni narra che nella sua visione egli guardò nella stanza del trono del cielo e udì miriadi e miriadi di voci angeliche che esclamavano forte:

“Degno è l’Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la lode”. E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: “A colui che siede sul trono, e all’Agnello, siano la lode, l’onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli”. Le quattro creature viventi dicevano: “Amen!” E gli anziani si prostrarono e adorarono (Apocalisse 5:11-14).

In seguito l’apostolo vide una grande folla che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. E gridavano a gran voce, dicendo: “La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello” (Apocalisse 7:9-10).

Questa fessura aperta nel cielo ci mostra che la vera adorazione celeste è ferventemente riverente, gloriosamente solenne, eccezionalmente gioiosa, completamente teocentrica e ardentemente focalizzata sulla persona e sull’opera redentiva di Cristo. È questo approccio magnifico e celeste che ha ispirato l’adorazione dei protestanti per quasi 500 anni! Purtroppo, in tempi recenti la situazione è cambiata.

In generale, il culto evangelico è divenuto radicalmente informale, presuntuosamente innovativo e teologicamente povero! E tutto questo deriva in gran parte dall’abbandono di una liturgia centrata su Dio e regolata dalla Scrittura. Si è abbandonata quell’eredità liturgica protestante che, per secoli, ha fedelmente condotto i cristiani a servire Dio biblicamente e a far fiorire la loro fede in Cristo attraverso l’ordinaria amministrazione della parola e dei sacramenti.

Questo problema non è nuovo. Infatti, fu proprio l’eclissi dell’adorazione secondo la sola Scrittura che ha indotto Giovanni Calvino a scrivere, nel 1544, un trattato intitolato La necessità di riformare la chiesa. Il riformatore ne inviò una copia all’imperatore Carlo V che, al tempo, presiedeva la Dieta imperiale a Spira, in Germania. Calvino sperava di persuadere il sovrano sulla necessità di apportare una riforma al culto superstizioso che ammorbava la chiesa cattolico-romana. Egli riteneva che fosse la parola di Dio, non un surrogato inventato dagli uomini, a dover essere fondamento, guida ed essenza del culto pubblico. Il riformatore francese scrisse:

Vi sono due ragioni per cui il Signore, condannando e proibendo tutti i tipi di adorazione fittizi, ci richiede di prestare ascolto solo alla sua voce. In primo luogo, ciò tende a stabilire con forza la sua autorità, che noi non seguiamo di nostra spontanea volontà e perciò dipendiamo interamente dalla sua sovranità. Secondariamente, la nostra follia è così grande che quando siamo abbandonati alla nostra libertà tutto ciò che sappiamo fare è andare fuori rotta. Allora, quando siamo usciti per una volta soltanto fuori dal giusto sentiero non c’è fine al nostro vagabondare, fino a quando non rimaniamo sepolti sotto una moltitudine di superstizioni. Giustamente il Signore, al fine di affermare il suo pieno diritto alla sovranità, c’impone fermamente ciò che vuole che facciamo e, al tempo stesso, rigetta ogni artificio umano che sia in contrasto con i suoi comandamenti. È anche giusto che egli definisca i nostri limiti in termini diretti, affinché evitiamo di provocare la sua ira contro di noi quando ci fabbrichiamo dei modi perversi di adorarlo.(1)

 

Nonostante Calvino abbia scritto queste parole più di 450 anni fa, si applicano con precisione anche al nostro contesto contemporaneo. Difatti, lo scopo e la predisposizione dell’adorazione pubblica riguardano una ricerca tesa a soddisfare i bisogni che avvertiamo piuttosto che a glorificare Dio. Questa modalità fittizia di adorazione non solo caratterizzava la “messa” cattolica del sedicesimo secolo, ma – ahimè ! – anche buona parte dell’adorazione evangelica del ventunesimo secolo.

Eventi più o meno spettacolari e discorsi terapeutici hanno segregato la lettura solenne e la predicazione autorevole della Parola di Dio. La preghiera sentita, profonda e riverente è stata sostituita da slogan accattivanti e testimonianze personali. La salmodia e l’innologia teologicamente ricche, che riescono a toccare l’animo nel profondo, sono state sostituite da superficiali cori e canzonette. Il battesimo e la santa cena sono stati ridotti in molti casi a rituali mal compresi e prettamente sentimentali. Insomma, gli strumenti che Dio ha stabilito e che ha elargito per la salvezza dei suoi eletti – la parola, i sacramenti e la preghiera – nel migliore dei casi mantengono solo un’importanza minima e, nel peggiore, sono stati abbandonati del tutto e sostituiti da qualcos’altro. Urge, dunque, recuperare una liturgia biblica che esibisca e protegga questi strumenti di grazia.

Quando gli evangelici pensano alla “liturgia”, spesso immaginano l’adorazione della chiesa anglicana alta (cioè vicina al cattolicesimo) o la messa cattolica. Se riflettiamo un attimo, sarà ovvio che tutti i tipi di adorazione cristiani hanno comunque una liturgia. In alcune delle espressioni più spontanee di adorazione la liturgia potrebbe essere più difficile da percepire; tuttavia è in qualche modo presente. In ogni caso, sia una chiesa tradizionale o contemporanea, dalla liturgia strutturata oppure no, ogni culto segue qualche tipo di forma prestabilita. Ecco come si esprime Darryl G. Hart:

 

Ogni chiesa ha una liturgia, sia che i suoi membri se ne rendano conto o meno. La liturgia è semplicemente la forma o l’ordine del culto. Sia la più imponente messa anglo-cattolica sia la più informale lode evangelica sono liturgiche, nel senso più stretto della parola. Ovviamente, la differenza tra le due liturgie è notevole, ma in entrambi i casi si tratta di una forma e di un ordine del culto.(2)

Il dizionario della lingua inglese di Oxford definisce la liturgia come “una forma prescritta di adorazione pubblica”. È da rilevare che la liturgia sia definita come una forma prescritta: il senso è che la forma è imposta con autorità. Nel caso della liturgia cristiana, ciò che prescrive e impone una forma è la parola di Dio. In aggiunta, la Bibbia dovrebbe prescrivere non solo la forma dell’adorazione ma anche il suo contenuto. Mi limito a osservare che, se la forma e il contenuto di un servizio divino non sono prescritti nella parola di Dio, non può essere definito “cristiano”!

Una liturgia regolata dalla Bibbia preserva e promuove un’adorazione che esalta Dio, che è accentrata su Cristo e che viene animata dallo Spirito. Di sicuro, anche con una liturgia ben strutturata è possibile che si segua formalmente e apaticamente l’ordine del culto. Ma non è forse vero per qualsiasi altro tipo o forma di culto? Sia quando una congregazione ripete solennemente una confessione di fede sia quando un’altra congregazione canta con energia un coro, ci saranno inevitabilmente dei membri che non sono sinceri. Di conseguenza, la forma dell’adorazione non può essere determinata da qualcosa che riteniamo possa coinvolgere i cuori, perché non siamo noi a poter controllare i cuori. Al contrario, la parola di Dio, ispirata e autorevole, deve essere la fonte e la sostanza della nostra liturgia, così che siano impiegati gli strumenti mediante i quali Dio ha promesso di benedire i suoi gli redenti.

La nostra congregazione segue ogni giorno del Signore una sequenza liturgica che cambia di rado. Gli anziani vogliono dare ai membri della chiesa la certezza che, domenica dopo domenica, nell’adorazione pubblica gli elementi fondamentali e imprescindibili sono i seguenti: la lettura della Scrittura; il canto di salmi, inni e canti spirituali; la confessione del peccato e la promessa di Dio del perdono; la confessione di fede attraverso le parole del Simbolo Apostolico; la riverente partecipazione alla preghiera; la raccolta delle decime e delle offerte; l’ascolto della predicazione, spiegata e applicata attraverso una predicazione espositiva; la partecipazione ai sacramenti che nutrono l’anima; in fine, la ricezione della benedizione conclusiva di Dio.

Infatti, è mediante questi strumenti ordinari – la parola e i sacramenti – che il nostro Padre celeste ha promesso di esibire Cristo al cospetto dei credenti. Inoltre, una buona liturgia proteggerà, rassicurerà e promuoverà l’impiego di questi strumenti. Allora, se Dio è glorificato nel miglior modo possibile attraverso questi strumenti, avendo promesso di benedire la loro comunicazione e ricezione per fede nella vita dei credenti, perché non avere un ordine del culto – una “liturgia”! – che garantisca ai credenti di esporsi settimanalmente a questi strumenti?

 

Nelle pagine seguenti vorrei proporre un’introduzione relativamente semplice alla liturgia storica delle chiese protestanti e riformate. Per tale motivo, questo libro non è né esaustivo né erudito. Spero, infatti, che questa sorta d’introduzione stimoli la riflessione e serva ad approfondire l’argomento. La mia preghiera sincera è che i lettori siano persuasi dell’urgente necessità che le nostre chiese recuperino il valore della liturgia e si conformino sempre più a un’adorazione pubblica che rifletta la centralità di Dio, la mediazione di Cristo, la pienezza dello Spirito, l’esposizione regolare della parola, ossia il meglio della nostra eredità protestante e riformata. Cerchiamo di capire, una volta ancora, cosa significa adorare nello splendore della santità.

NOTE:

  1. Giovanni Calvino, The Necessity of Reforming the Church, Edinburgh: W. H. Dalton, 1844, p. 17.
  2. Darryl G. Hart, Recovering Mother Kirk: The Case for Liturgy in the Reformed Tradition, Grand Rapids: Baker, 2003, p. 70.

Tratto da Jon D. Payne, Nello Splendore della Santità, BE Edizioni, Collana Nova Reformatio, Firenze, Febbraio 2017
http://www.beedizioni.it/sito/it/blog/32-novita-editoriali/305-come-riscoprire-l-adorazione.html

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